A C U S T I C O, su con la merda!

Hör´ auf mit der Scheiße!________________________________________SECONDA EDIZIONE

sabato, febbraio 28, 2004

dal libro dei Germi, parola di Manuel Agnelli

SIETE PROPRIO DEI PULCINI
Sono così dispiaciuto
Che tu non riesca a capirlo
Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo
E se sto gemendo di piacere
E' che sarò vecchio, sarò passato
Ma sto per venire

Cosa mi può più interessare
Cosa mi può più interessare

Vi guardo con l'occhio del pitone
Così vivi e caldi e il resto
Bisogna sceglier bene
Ma bisogna sceglier presto
Dite che vi va di creare
Siete proprio dei pulcini
Che mi va di mangiare

Cosa mi può più interessare
Cosa mi può più interessare


...sentirsi così, è male?
Giovanni Sartori, Il pacifico sovversivo
Chiara Valentini “intervista a tutto campo al politologo che piace anche ai girotondini”, su l’Espresso del 28 febbraio 2004

È rimasto quasi senza voce il professor Giovanni Sartori, girando fra trasmissioni tv, partecipando ai dibattiti, rispondendo alle telefonate dei tanti fan. Più Berlusconi procede nella sua marcia fracassona, più questo arguto politologo di sicura ispirazione liberale, accademico dei Lincei in Italia e professore emerito alla Columbia University negli Stati Uniti, che ora manda il libreria il suo ultimo saggio, 'Mala tempora', diventa un'icona di quella sinistra a cui non ha mai appartenuto, se non addirittura un simbolo di resistenza girotondina.
Professor Sartori, Berlusconi ha aperto la sua personale campagna elettorale accusando i politici di essere ladri e irrompendo in un club di tifosi come la 'Domenica sportiva'. Che cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
"Se vogliamo capire quel che sta succedendo dobbiamo sapere che tutto quel che fa Berlusconi ha una sua razionalità. Lui è il tipico esempio di uomo politico eterodiretto dai sondaggi, che prima di aprire bocca aspetta di conoscere come batte il cuore italico. Non ci sono strappi o improvvisazioni, né quando parla di politici che rubano, né tanto meno quando si butta su un tema trasversale come il calcio. Sapendo benissimo che il 70 per cento degli italiani si occupa solo di sport, Berlusconi gioca una carta demagogica sicura".
Però c'è un'insofferenza crescente nella gente, ci sono intere categorie in rivolta e non solo per ragioni economiche."Una metà di questo paese che non ne può proprio più, ed è il popolo di sinistra, sempre più irato e ferito. E poi c'è l'altra metà, quelli che avevano votato per il Polo. È gente disincantata, perplessa, ormai convinta che le promesse non sono state mantenute. Per ora è un popolo che si astiene, che non pensa ancora di passare dall'altra parte. Questo spiega perché Berlusconi si è buttato alla ricerca spasmodica del loro consenso".
Non sembra che tutto il popolo di destra accetti volentieri questo disprezzo crescente di ogni regola.
"È vero. In questo senso ha fatto benissimo Lucia Annunziata a intervenire subito alla 'Domenica sportiva'. Senza le sue parole in diretta l'intervento di Berlusconi sarebbe stato solo un discorso più lungo del normale. Così invece ha creato il caso, ha fatto risaltare una scorrettezza clamorosa".
È un'esagerazione da estremisti dire che in Italia c'è un regime?
"Non credo mi si possa classificare come un sovversivo, eppure lo sostengo anch'io. Ma regime non vuol dire dittatura. Questa è un'invenzione dei media, che pure avevano parlato per tanto tempo di regime democristiano. In un regime c'è una forte personalizzazione del potere, come nel gollismo. C'è un leader che conta più dei meccanismi della democrazia".
Quali meccanismi sono più indeboliti nel caso italiano?"È la garanzia della pluralità dell'informazione a essere fortemente amputata. Quando l'informazione è praticamente in mano a un monopolio, il cittadino sa solo quel che gli vuol far sapere il potere. In questo senso anche le elezioni, che una dittatura non consentirebbe e a cui invece Berlusconi si sottomette, sono meno libere di quel che sembrano, data l'altissima manipolazione delle opinioni dei votanti".
Perché secondo lei una parte dell'opposizione continua a ripetere che non bisogna alzare i toni della polemica? "All'Ulivo non conviene replicare al Cavaliere", ha detto nei giorni scorsi Giuliano Amato.
"Dissento decisamente. Se vedo qualcuno che ammazza un uomo mi metto a gridare 'assassino, assassino'. Invece Giuliano Amato, che ama i toni bassi, dice: 'C'è qualcuno che ha dato una martellata in testa a un altro'. È assurdo non chiamare le cose con il loro nome. È il tatticismo di una classe politica senz'altro competente, ma che è così coinvolta nei giochi di potere da pensare di poter ottenere qualcosa da ogni situazione".
Lei ha mai provato a dare qualche buon consiglio al centro-sinistra?
"Quando erano al governo avevo cercato in tutti i modi di convincerli che bisognava regolare il conflitto d'interessi. 'Se non fate adesso una legge siete fritti per sempre, non avete neanche idea del volume di fuoco mediatico che vi cadrà addosso', dicevo. 'Ma come si fa, così si antagonizza troppo Berlusconi, sembrerebbe una legge ad personam', mi rispondevano. Come se tutte le leggi non si facessero ogni volta in funzione di circostanze precise, anche se poi valgono per tutti. E lì le circostanze erano gravissime, si sapeva dai sondaggi che il padrone di Mediaset stava per vincere. Il brillante risultato è che le elezioni le hanno perse lo stesso, e Berlusconi ha conquistato quasi il 100 per cento dell'informazione di massa".
Come giudica l'operazione della lista unica alle prossime elezioni? Crede che aiuterà l'opposizione ad andare avanti?
"Ho pensato fin dal primo momento che creava più problemi di quanti ne risolvesse. In elezioni proporzionali come sono le europee non c'è bisogno di liste uniche, che fra l'altro in Italia non hanno mai avuto risultati brillanti. Spero che la regola questa volta venga smentita. Ma intanto, a dimostrazione di quanto la mossa fosse incauta, si è verificato il paradosso che alle elezioni Prodi non si presenterà, ma Berlusconi sì. Ha preso a pretesto la situazione per candidarsi per davvero, e si è garantito quell'effetto di traino che non è detto che Prodi riuscirà a esercitare".
Intanto il listone si è trovato alle prese con la grana dei soldati italiani a Nassiriya."Ormai è il tema della pace la grossa mina vagante della sinistra. Negli ultimi anni si è saldato un pacifismo che si potrebbe definire cattocomunista, che è destinato a creare problemi continui, a disunire le coalizioni. Penso che mostrarsi divisi e conflittuali, come è appena successo, sia disastroso. Dà un vantaggio colossale a Berlusconi perché la gente, a torto o a ragione, di liti non ne può proprio più".
Il popolo di sinistra però si è dimostrato nella grande maggioranza contrario alla guerra.
"Lo sono stato anch'io. Ma adesso il no alla missione in Iraq sarebbe irresponsabile. Se gli Stati Uniti fossero costretti ad andarsene, può saltare in aria tutto il Medio Oriente. L'astensione era l'unico modo per tenere insieme il centro-sinistra".
Le divisioni hanno riguardato soprattutto i Ds. Cosa ne pensa della leadership di Fassino?
"Non è che Fassino sia un indeciso. È che non può fare più di tanto, con un partito che stranamente è ancora controllato da D'Alema, con la conflittualità della Margherita, con questi cespugli micidiali. È un miracolo che riesca a tenere in piedi la baracca".
Che effetto le fa sentirsi indicare oggi dalla destra come una specie di sovversivo, come un guru di tutte le opposizioni?
"Non sono di sinistra, ma le circostanze mi hanno portato certamente a sinistra. Credo che nell'Italia di oggi sia quasi un dovere, soprattutto per uno studioso della politica, opporsi ad un sistema che sta distruggendo lo Stato costituzionale, che scivola verso la democrazia totalitaria. E poi c'è una cosa che non posso sopportare".
Quale, professor Sartori?
"Che Berlusconi pretenda di insegnare a me che cos'è la democrazia. Questo, me lo lasci dire, è veramente troppo".

venerdì, febbraio 27, 2004

Autoreferenziale
Nella lista degli sventurati capitati per caso in questo blog, iniziano ad apparire cose interessanti.
Uno è arrivato qui cercando su google "dhana moneta". Uno, cercando con virgilio "la merda più la tocchi".
Un altro cercando con yahoo "costa un lavasecco".
Porta a Porta: duetto elettorale
Il premier chiama, Vespa risponde: «Confermo tutti gli inviti. Spero anche in Sanremo»
Il premier operoso «Sto per aprire 35 cantieri e ne visiterò otto nei prossimi mesi. Sono il presidente operaio»
A. CO. ROMA
Chi si rivede: il presidente operaio. Scomparso dopo la campagna elettorale del 2001, insieme alle opere grandi e piccole che avrebbero dovuto sostanziare la definizione, non poteva non riapparire in una nuova campagna elettorale. Lo resuscita Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa convocata in tandem con il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Né il premier né il ministro hanno per la verità nulla da dire. La stampa è stata convocata solo per evitare il rischio che la giornata passasse senza vedere il cavaliere al centro della scena. Per essere certo di centrare l'obiettivo l'istrione di palazzo Chigi non esita a lanciarsi in un duetto da grande cabaret con l'amico Bruno Vespa. Toglie la tuta operaia e infila i panni del perseguitato, ruolo che da sempre adora: «Spero che la Rai consenta a Vespa di ospitarmi con il ministro Moratti, pardon Lunardi, per parlare delle grandi opere». L'amichevole conduttore rassicura la vittima a stretto giro di posta. Non ci saranno censure a Porta a Porta: «L'invito rivolto a Berlusconi di venire a fornirci lo stato d'avanzamento delle grandi opere risale all'anno scorso, non vedo perché dovremmo ritirarlo».

Il lapsus del premier tra la ministra della Pubblica istruzione e quello delle Infrastrutture offre a Vespa l'occasione per bissare l'invito. Fa sapere che al premier è stato chiesto di partecipare anche alla puntata sulla riforma della scuola. Sempre nel corso della campagna elettorale, s'intende. E sempre senza contraddittorio. Il leader verde Pecoraro Scanio chiede al capo del governo di accettare un confronto diretto, magari proprio nella trasmissione di cui si sta parlando. Anche il segretario della Quercia Fassino sfida Berlusconi «a un confronto sulle cifre e sull'andamento dell'economia». Non hanno ottenuto risposta e non la otterranno. La presenza di un contraddittorio non figura nella visione dell'informazione che Berlusconi condivide con Vespa.

Va bene le grandi opere e l'istruzione, ma quello che gli italiani guardano davvero, si sa, è il festival di Sanremo. Vespa pregusta il colpaccio, si lancia nell'avance esplicita: «Magari Berlusconi telefonasse al Porta a Porta da Sanremo, e anche Prodi e D'Alema». Non ci sarebbe proprio niente di strano: «Il nostro resta un programma giornalistico anche quando si occupa del Festival». Una comparsata del presidente-giornalista nelle giornate sanremesi di massima audience è data per più che probabile. Chissà se il capo della destra italiana avrà anche il coraggio di cantare. Il presidente-cantante, quello sì farebbe epoca.

Per ora bisogna accontentarsi della tuta da metalmeccanico ed esaltare i successi di Lunardi. Negli ultimi mesi, in realtà, si è parlato spesso dell'insoddisfazione del premier per la scarsa operosità del ministro. Ma questi non sono screzi da citare nel vivo di una campagna elettorale all'insegna del più sfrontato trionfalismo. Il copione prevede l'elenco trionfale del molto già fatto e del moltissimo in procinto di essere avviato. Berlusconi promette l'apertura di 35 nuovi cantiere entro l'anno. S'impegna a visitarne di persona otto nei prossimi tre mesi: «Tutti questi nuovi cantieri mi consentiranno di fare il presidente operaio». Rivendica l'aumento «dell'8% del trasporto merci via mare» e la riduzione, sempre dell'8%, dei trasporti via Tir. Si congratula con se stesso per l'introduzione della patente a punti. Garantisce che l'autostrada fantasma Salerno-Reggio Calabria non è quel miraggio che sembra: «La data di ultimazione dell'opera è ormai sicura».

E i ritardi? Basta addebitarli alla lentezza congenita di un sistema politico non ancora debitamente modellato sull'azienda: «L'Italia non è come un'azienda. Prendi una decisione e devi scontrarti con un sistema burocratico, e nessuno immagina quanto tempo si spenda con un'opposizione che dice sempre bianco quando noi diciamo nero». Pensare che basterebbe un bel plebiscito per risolvere il guaio dalle fondamenta.
Dal Corriere di oggi
Quanti giocolieri, lo stadio sembra un circo
di Gian Antonio Stella

giovedì, febbraio 26, 2004

lieto di entrare a far parte della famiglia, imbuco questo "delirio" ritrovato, allegato ad un osso, in una casa di riposo nell'isola di Zante

Gli occhi allagati dai fuochi della notte
accesi sugli altari di nuovi dei
trascino il mio sguardo lontano dall’immutabile
insistente richiamo di una volontà di scelta
non ho tempo da chiamare mio
osservo da mille vite
lo strazio del chiudersi di porte
che aperte mostravano denti stretti
lo sforzo di trattenere il destino
come stanche parche ribelli
vinte solo dalla labile memoria del mortale

aggiungi il fiore dell’oblio al tuo vino Calipso
lega le stanze del suo cuore con tenaci giunchi
e diffondi voci nella sua mente
Ulisse è sveglio
e sta tornando

dalle memorie di Argo
Dal quotidiano "Libero" di oggi

"Santoro scrive. Il vescovo sta zitto - di RENATO FARINA

Gentile Direttore, quanto da Voi pubblicato oggi nell'articolo dal titolo "Santoro in chiesa si paragona a Gesù", a firma di Renato Farina, è una libera ricostruzione di quanto detto e di ciò che è accaduto durante il mio incontro con un parroco straordinario e una folla attenta e partecipe. Ma la frase da Voi riportata virgolettata: «Mi hanno cacciato via dalla televisione perché con i miei programmi mi sono avvicinato a Dio» non è semplicemente manipolata come le altre, è totalmente falsa. Grazie per l'attenzione.
MICHELE SANTORO
La frase è inventata? Sì, è inventata. Essa non compare nella cronaca, «a firma Renato Farina», della memorabile serata nella chiesa di santa Cristina a Parma, ma nel cosiddetto sommario: ed è una sintesi ad opera del titolista. La frase è inventata, sì, ma - diciamola tutta - è persino minimizzatrice rispetto ai contenuti dell'omelia di Santoro. Egli parlava di quanto è accaduto a Dio e alla televisione italiana. E tutto il magnifico sermone dell'autore di "Sciuscià" ha mostrato la scomparsa di Gesù dal mondo e dal video, cioè la fine dell'attenzione all'uomo concreto. Ad essa solo Michele, o quasi, era riuscito ad opporsi con i suoi programmi. Così si spiega la sintesi messa inopinatamente tra virgolette. Per questa semplificazione indebita ed in fondo eufemistica, ci scusiamo con Santoro e con Dio, i quali sono ap- parsi, a tutti noi della folla acclamante, la stessa persona. Ad un certo punto, infatti, Santoro al culmine della sua omelia è esploso come un profeta: «Gesù la pensava come me» (testuale). Tra figli di Dio ci si intende. Un paio di riflessioni in aggiunta. Sentirsi dare del manipolatore da Michele Santoro, che nel genere è il massimo, potrebbe essere preso per un complimento. (...) ( segue a pagina 6) (...) Il giornalista tv e neo-predicatore ha costruito la sua fama trasformando l'informazione in una grandiosa trasfigurazione del mondo ad uso della sua fede politica. Non ambiamo a queste vette. Attendiamo di sapere dove e in che cosa si sente manipolato. Se Santoro uscisse un attimo dal suo ego gigantesco, si accorgerebbe che abbiamo chiesto per lui il rientro in tivù. Abbiamo sempre pensato che è meglio una rete in più che una in meno, un programma (per di più di successo) in più che uno in meno. Dunque gli si dia il giusto spazio. Noi, il giorno dopo, lo criticheremo e mostreremo se e come abbia manipolato storie e persone; un'altra trasmissione tv fornirà diverse chiavi di lettura del mondo. È così semplice. E chi si sente diffamato dall'una o dall'altra chiederà rettifiche e risarcimenti. La democrazia va così. Il cuore della nostra cronaca non era però Santoro. Ci aspettavamo più che la lettera di Santoro, quella - di scuse, di spiegazioni, faccia lui - del vescovo di Parma. Che cosa c'entra la Chiesa con un comizio dove Gesù è stato usato come testimonial di una propaganda ideologica e persino elettorale? Ci sono i cinema, persino le sale parrocchiali. Ma mettersi davanti al tabernacolo per urlare che «i leghisti non sono cristiani» che cos'è? È dialogo interreligioso, o piuttosto un uso come arma impropria del pulpito e dell'altare?"

mercoledì, febbraio 25, 2004

Ci farò caso
La prossima volta che torno giù, cercherò di notare la maneggevolezza di Corniglia, la versatilità di Riomaggiore, la robustezza di Manarola e Vernazza, e l´ampio vano di carico di Monterosso.
Io, peró, avrei preferito la Lancia Biassa

´A fregna che te magna
Della serie: quando uno si dimentica le cose fondamentali. Luca Sofri
Emigranti
Io e Pasquale, ieri sera all´ottantatreesimo, abbiamo goduto come porci. Grazie Oli!
Fossi in voi, questo video non me lo perderei...
Macchianera

lunedì, febbraio 23, 2004

Altro che Luis Nazario da Lima vulgo Ronaldo
Cliccate qui per aderire all´iniziativa "Aiutiamo Jimmy il fenomeno", per assegnare al noto attore i benefici della Legge Bacchelli.
Se ne parla anche qui.
Bisogna saper perdere

"E noi? lo sappiamo fare benissimo...."
 
karlost© for acustico