A C U S T I C O, su con la merda!

Hör´ auf mit der Scheiße!________________________________________SECONDA EDIZIONE

lunedì, marzo 08, 2004

NOTISSIE DAL FRONTE

Se vi par, condicio
ALESSANDRO ROBECCHI
Nonostante le loro emergenze personali - tipo pagare l'affitto, tipo passare da lavoratore «a termine» a «lavoratore a progetto» e altri dettagli privati - gli italiani hanno ben chiare in mente le priorità che servono a rilanciare e far funzionare il Paese. Per esempio bisogna cambiare la legge sulla par condicio, sennò Silvio rischia di non farcela a truffarli ancora, ci resta male e finisce lì, tapino, come un Tony Renis nel deserto. Non buttiamoci giù: dopotutto abbiamo scoperto l'America e inventato la pizza, peggiorare una legge di merda è alla nostra portata.

Particolarmente innovativo nell'universo parallelo della par condicio appare il geniale disegno dei tre terzi. Un terzo al governo, un terzo alla maggioranza di governo, un terzo all'opposizione. Cerchiamo di capirci: un ipotetico dibattito televisivo sulle pensioni potrebbe svolgersi cosi:

Un terzo al governo - Il ministro Maroni illustra come farvi lavorare tre anni in più, come darvi un po' meno soldi, decide lui di investire (?) la vostra liquidazione e annuncia trionfante che chi comincia a lavorare oggi avrà per pensione, tra quarant'anni: due cipolle e un peperone. Ma per il peperone faremo il punto nel 2013.

Un terzo alla maggioranza - Sandro Bondi rileva che grazie al crollo del muro di Berlino vivremo più a lungo e che il suo capo vuole salvare il Paese a dispetto dei comunisti che vogliono solo andare in pensione.

Un terzo all'opposizione - Francesco Rutelli interviene dicendo che è vero, in effetti viviamo più a lungo, e che questa delle pensioni è effettivamente una cosa di cui discutere senza gabbie ideologiche e che casomai, amici, avete pensato al sistema delle quote? Buona idea, no? Dài, che aspettate?

Come si vede, il tempo è esattamente ripartito, non fa una grinza. Un altro esempio? Dibattito sulla guerra.

Un terzo al governo: Frattini spiega che il mondo è cambiato e abbiamo un grande ruolo internazionale, che invece di fare i camerieri degli Usa siamo stati promossi maggiordomi. Una bella soddisfazione. Un terzo alla maggioranza: La Russa spiega le nuove strategie internazionali e le esigenze della lotta al terrore, oltre al ruolo preziosissimo dei nostri ragazzi laggiù.

Un terzo all'opposizione: Francesco Rutelli sottolinea che è bello essere contro la guerra, ma l'estetica non è tutto e se c'è un dittatore da cacciar via, beh, quando ce vo' ce vo', e poi, non drammatizziamo, dopotutto mica siamo veramente in guerra.

Avrei altri esempi nel cassetto. Alcuni ipotetici ma molto probabili, altri sentiti con le mie orecchie. In sostanza il metodo dei tre terzi per la par condicio mi sembra perfetto e funziona così: uno porta un ombrello, uno ti distrae con le chiacchiere, e poi c'è il terzo dell'opposizione, che porta la vaselina.

Si discute molto se applicare questo criterio soltanto ai telegiornali, oppure ai telegiornali e agli approfondimenti, oppure a tutto quanto, compresa la pubblicità. Tipo: uno spot per il governo, un per la maggioranza di governo pagato con i soldi del capo del governo, e uno all'opposizione che tanto non ha i soldi per pagarselo. Buona idea. Poi c'è grande dibattito: nelle trasmissioni di evasione e spettacolo, potranno andare i politici? E' una buona domanda, tenendo presente che se non ci può andare un politico (come prevede la legge attuale) ci può sempre andare il presidente del Milan (trasmissioni sportive), oppure il padrone di Mondadori (trasmissioni culturali), oppure il cantante, accompagnato dal fido Apicella (trasmissioni di svago). Della legge sulla par condicio, naturalmente, Silvio vorrebbe rivedere anche la parte relativa alla cartellonistica: che ci siano ancora muri liberi è frutto solo dell'arroganza delle sinistre. Se passeranno le revisioni desiderate, ecco che avremo il suo faccione in sei per tre in ogni angolo e angolino del Paese. Anzi, come, dice il disegno di legge Malan, ordinato da Silvio in persona, nel mese precedente il voto le affissioni non sarebbero nemmeno «soggette al versamento di tasse o diritti». Ci mancherebbe altro! Figurarsi se uno fa i manifesti dicendo «meno tasse» e poi paga le tasse sui manifesti. Che coerenza sarebbe, scusate!
 
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