A C U S T I C O, su con la merda!

Hör´ auf mit der Scheiße!________________________________________SECONDA EDIZIONE

venerdì, febbraio 27, 2004

Porta a Porta: duetto elettorale
Il premier chiama, Vespa risponde: «Confermo tutti gli inviti. Spero anche in Sanremo»
Il premier operoso «Sto per aprire 35 cantieri e ne visiterò otto nei prossimi mesi. Sono il presidente operaio»
A. CO. ROMA
Chi si rivede: il presidente operaio. Scomparso dopo la campagna elettorale del 2001, insieme alle opere grandi e piccole che avrebbero dovuto sostanziare la definizione, non poteva non riapparire in una nuova campagna elettorale. Lo resuscita Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa convocata in tandem con il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Né il premier né il ministro hanno per la verità nulla da dire. La stampa è stata convocata solo per evitare il rischio che la giornata passasse senza vedere il cavaliere al centro della scena. Per essere certo di centrare l'obiettivo l'istrione di palazzo Chigi non esita a lanciarsi in un duetto da grande cabaret con l'amico Bruno Vespa. Toglie la tuta operaia e infila i panni del perseguitato, ruolo che da sempre adora: «Spero che la Rai consenta a Vespa di ospitarmi con il ministro Moratti, pardon Lunardi, per parlare delle grandi opere». L'amichevole conduttore rassicura la vittima a stretto giro di posta. Non ci saranno censure a Porta a Porta: «L'invito rivolto a Berlusconi di venire a fornirci lo stato d'avanzamento delle grandi opere risale all'anno scorso, non vedo perché dovremmo ritirarlo».

Il lapsus del premier tra la ministra della Pubblica istruzione e quello delle Infrastrutture offre a Vespa l'occasione per bissare l'invito. Fa sapere che al premier è stato chiesto di partecipare anche alla puntata sulla riforma della scuola. Sempre nel corso della campagna elettorale, s'intende. E sempre senza contraddittorio. Il leader verde Pecoraro Scanio chiede al capo del governo di accettare un confronto diretto, magari proprio nella trasmissione di cui si sta parlando. Anche il segretario della Quercia Fassino sfida Berlusconi «a un confronto sulle cifre e sull'andamento dell'economia». Non hanno ottenuto risposta e non la otterranno. La presenza di un contraddittorio non figura nella visione dell'informazione che Berlusconi condivide con Vespa.

Va bene le grandi opere e l'istruzione, ma quello che gli italiani guardano davvero, si sa, è il festival di Sanremo. Vespa pregusta il colpaccio, si lancia nell'avance esplicita: «Magari Berlusconi telefonasse al Porta a Porta da Sanremo, e anche Prodi e D'Alema». Non ci sarebbe proprio niente di strano: «Il nostro resta un programma giornalistico anche quando si occupa del Festival». Una comparsata del presidente-giornalista nelle giornate sanremesi di massima audience è data per più che probabile. Chissà se il capo della destra italiana avrà anche il coraggio di cantare. Il presidente-cantante, quello sì farebbe epoca.

Per ora bisogna accontentarsi della tuta da metalmeccanico ed esaltare i successi di Lunardi. Negli ultimi mesi, in realtà, si è parlato spesso dell'insoddisfazione del premier per la scarsa operosità del ministro. Ma questi non sono screzi da citare nel vivo di una campagna elettorale all'insegna del più sfrontato trionfalismo. Il copione prevede l'elenco trionfale del molto già fatto e del moltissimo in procinto di essere avviato. Berlusconi promette l'apertura di 35 nuovi cantiere entro l'anno. S'impegna a visitarne di persona otto nei prossimi tre mesi: «Tutti questi nuovi cantieri mi consentiranno di fare il presidente operaio». Rivendica l'aumento «dell'8% del trasporto merci via mare» e la riduzione, sempre dell'8%, dei trasporti via Tir. Si congratula con se stesso per l'introduzione della patente a punti. Garantisce che l'autostrada fantasma Salerno-Reggio Calabria non è quel miraggio che sembra: «La data di ultimazione dell'opera è ormai sicura».

E i ritardi? Basta addebitarli alla lentezza congenita di un sistema politico non ancora debitamente modellato sull'azienda: «L'Italia non è come un'azienda. Prendi una decisione e devi scontrarti con un sistema burocratico, e nessuno immagina quanto tempo si spenda con un'opposizione che dice sempre bianco quando noi diciamo nero». Pensare che basterebbe un bel plebiscito per risolvere il guaio dalle fondamenta.
 
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